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Non limitarti a guardarla, vivila!
Non dovete stupirvi se mi mostro così profondamente attaccato alla mia terra di origine, alla città in cui sono nato, agli usi e ai costumi, alle tradizioni italiane.

Viaggiando in Italia, infatti, non si può fare a meno di notare un aspetto che caratterizza fortemente gli abitanti di ciascuna zona: il campanilismo. Vi è da considerare che il nostro Bel Paese ha raggiunto l’unità nazionale soltanto nel 1861, un periodo relativamente recente se si considera la storia millenaria di questa terra baciata dal sole. Le testimonianze più vive della prima guerra mondiale, che si tenne tra il 1914 e il 1918, ribattezzata dagli storici come la “Grande Guerra”, riportano di un esercito nazionale formato da soldati provenienti da diverse regioni ed incapaci di comunicare tra loro, poiché abituati a parlare ciascuno nel proprio dialetto.

Nonostante oggi sia corrente l’utilizzo della lingua ufficiale, nelle strade di ogni città, soprattutto quelle bellissime e bucoliche di provincia, si possono ascoltare vocaboli e accenti meravigliosi, che non storpiano la lingua rendendola volgare, ma la esaltano in deliziose inflessioni, accenti e tonalità vocali, che rispettano tradizioni locali ed eredità tramandate dagli antenati. Gli innumerevoli dialetti, pregni di una musicalità rimasta immutata nel tempo, hanno dato e danno vita ancora oggi a deliziosi componimenti poetici, a canzoni, modi di dire e proverbi popolari. Alcuni dialetti sono così unici, da essere stati considerati dall’Unesco quali “patrimonio dell’Umanità”.

Di questa varietà di usi e costumi fanno parte strumenti musicali, abiti tradizionali, balli antichi e suggestivi che concorrono a delineare l’identità specifica di ciascuna regione. Come non citare, ad esempio, il mandolino napoletano o lo scacciapensieri siciliano o la zampogna, suonata casa per casa dai messaggeri della buona novella nel periodo di Natale.

Oppure i balli folcloristici, danze popolari regionali nate per esprimere sentimenti di sfida, di buon auspicio per il raccolto e la vendemmia, di preghiera, o più comunemente balli che rappresentano le diverse fasi dell’amore, dal corteggiamento all’inseguimento, dalla fuga degli amanti al coronamento con le nozze.

Ogni italiano, insomma, è così legato alle proprie origini da ritenere di essere nato, o quantomeno di vivere, nella città più bella del mondo. E quando vi si allontana non vede l’ora di tornarvi. Non importa che questa si trovi in riva al mare o in una verdeggiante pianura oppure in una nebbiosa vallata.

Di questa sorta di orgoglio e rivendicazione geografica, seconda probabilmente solo al culto incrollabile della “famiglia”, è impregnata l’intera storia d’Italia. Si, perché il culto della famiglia, dell’accoglienza e della provenienza costituiscono parte integrante ed ineliminabile del modo italiano di essere. Non a caso artisti italiani hanno donato al mondo intero le più belle liriche e ballate che si ricordino dedicate alla mamma, alla terra natia, all’amore per la famiglia, ai figli emigrati in cerca di fortuna.

In nome della famiglia, in passato, fu versato sangue per le strade e nelle piazze. Orazi e Curiazi si sfidarono ai tempi dell’antica Roma, così come Guelfi e Ghibellini fecero in seno alla rigogliosa Firenze. Roma conserva il detto secondo cui “ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini”, che litigavano un po’ con tutti, mentre il grande William Sheakspeare, sedotto anch’egli dalle antiche dispute, portò sui palcoscenici londinesi la storia d’amore tra i giovani amanti Romeo e Giulietta, non a caso vittime sacrificali dell’assurda faida tra le due famiglie di Verona, acerrime nemiche, dei Montecchi e dei Cappelletti (ribattezzati dal drammaturgo anglosassone come Capuleti). L’antico spirito della lotta tra famiglie si può ammirare oggi a Siena, dove due volte all’anno i fantini delle contrade si sfidano nel famoso “Palio”, un’avvincente corsa equestre sulla Piazza del Campo.

Tradizioni, insomma, che resistono al tempo, cristallizzando usanze antiche che esaltano l’animo degli italiani. Tutto diviene pathos, per le strade delle città, dove è impossibile vivere lontani da sentimenti forti e profondi. Certi luoghi sono così affascinanti che risulta difficile non innamorarsene. Percorrendo una stradina di campagna o passeggiando lungo il molo di un porto, è impossibile non appassionarsi a luoghi accoglienti ed incantevoli e a persone che mostrano viva passione.

In fondo, l’Italia è una terra in cui amore e dramma, virtù e tragedia, sorriso e pianto delineano il volto di ogni città, di ogni piazza, di ogni strada. E’ inutile visitare da semplici turisti bellissimi luoghi senza provare a comprendere le storie, le usanze e le tradizioni che determinano stile di vita e modo di pensare degli italiani. Sono amori e tragedie, fede e passione ad ever ispirato e ad ispirare ancora le arti italiane famose nel mondo.

Non è un caso che in Italia si concentri quasi tutto il patrimonio artistico e culturale del mondo. Per questo motivo, vi invito a vivere l’Italia attraverso i suoi innumerevoli e incantevoli aspetti e non semplicemente a visitarla da viandanti di passaggio. Per poterla apprezzare davvero. Per poterla amare. Per poterla raccontare.