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Be Italian. La mia sfida non è portarvi in viaggio in Italia, ma farvi vivere da italiani.

Non è facile descrivere significati e sentimenti dell’essere italiano. Se penso al mio Paese, mi viene in mente un mosaico composto da infiniti e minuscoli pezzi, ciascuno differente eppure fondamentale, ciascuno con colori e tonalità diversi, ciascuno splendente di luce propria ma capace di unirsi in un maestoso disegno.

Si, perché l’Italia è una e molteplice, unica al mondo, mutevole e mai uguale a se stessa. Fulcro centrale di quel Mar Mediterraneo che è da sempre palcoscenico privilegiato delle storie del mondo, la cui eredità è viva in chiunque ha la fortuna di nascervi e si radica immediatamente in chiunque ha la fortuna di trascorrervi del tempo.

Una striscia di terra coccolata dal mare, che si allunga dalle bianche vette innevate delle Alpi, dove inebria l’aria buona dei pini, fino alle calette siciliane, dove il profumo del mare si fonde alle essenze fruttate degli agrumeti. Nel mezzo un’infinita varietà di paesaggi, panorami, odori, sapori, tradizioni e dialetti, divisi in regioni soltanto per mere esigenze politiche, ma che cambiano continuamente di provincia in provincia, di città in città, addirittura di quartiere in quartiere.

Fin dalle sue origini, l’Italia è stata come una bellissima donna, gentile e al contempo orgogliosa, presa prepotentemente con la forza e poi vanamente amata, posseduta crudelmente eppure adorata da corteggiatori provenienti d’ogni dove. I colti greci attraversarono il mare innamorandosi di Cuma, fondarono Neapolis, coccolarono la Sicilia. Così i superstiti della gloriosa e leggendaria Troia, sfinita dalle fiamme appiccate dagli Achei, giunsero sulle colline laziali prima che i loro pronipoti fondassero Roma. I Visigoti, i Carolingi, gli Svevi, gli Ottomani, gli Spagnoli, gli Austro-Ungarici, mescolarono i propri usi e costumi con la gente locale, forgiando tradizioni che si sono tramandate fino ai nostri giorni.

E ogni volta, nel sofferente disincanto delle dominazioni straniere, tra stenti e difficoltà, nascevano le “eccellenze italiane”. Quasi come se la creatività, che è naturale e propria di questo popolo, trovasse innumerevoli e originali spunti nelle difficoltà quotidiane. Dal dolore nacquero componimenti poetici e prose di toccante bellezza. Dal pudore religioso sgorgarono dipinti e sculture raffiguranti splendidi nudi. Nelle umili cucine delle famiglie povere s’inventarono pietanze ricche e saporite: la pizza, le polpette, la pasta e fagioli, la zuppa di farro. Presso le corti regali sparse per la penisola s’iniziarono cantanti lirici e compositori, attori e cantastorie, matematici e visionari, sarti e fini forgiatori di gioielli. Le continue rivolte echeggiarono ovunque gesta di eroi e di martiri e di santi, il cui sangue bagna ancora i fiumi e le cui parole aleggiano imperiture ad ogni angolo di strada.

Non è un caso che oggi come ieri l’aggettivo “italiano” conferisca pregio e qualità al sostantivo al quale si accompagna, sia esso riferito a un abito, a un’automobile, a un gioiello o a un prodotto culinario. Chiunque abbia frequentato o almeno conosciuto un italiano, non può aver fatto a meno di notare che serba un rispetto e un’attenzione quasi maniacali nei confronti della bellezza e delle forme in generale. Nell’assaporare il primo caffè del mattino, l’italiano non si accontenta di “prendere un caffè”, ma per lui è essenziale che sia un “buon caffè”. Allo stesso modo, l’italiano non si accontenta di indossare semplicemente un capo di abbigliamento, ma vuole vestirlo, vuole viverlo,

vuole sentirselo addosso come una seconda pelle. In un luogo in cui regnano incontrastate poesia e bellezza, nei paesaggi come nell’architettura e nell’arte, la forma diviene elemento essenziale ed altrettanto importante rispetto alla sostanza. Ecco perché i contenuti, benchè eccellenti, possono risultare vacui e sterili, se non incastonati in una graziosa cornice. A volte basta respirare l’aria tiepida al tramonto o fare una passeggiata per la città, per trovare nella meraviglia circostante la serenità perduta e rigenerare lo spirito con una rinnovata voglia di fare. Perché in Italia si ha il potere di corrompere il tempo. Di sfidare la storia.

Ed è proprio a questo laboratorio creativo a cielo aperto che è l’Italia che io mi identifico con orgoglio, senza limitarmi a celebrarne i luoghi storici tradizionalmente e commercialmente più conosciuti, ma invitandovi a vivere l’Italia come dei veri italiani. Essere italiani significa svegliarsi col sorriso sulle labbra, formulare pensieri in versi, passeggiare per vicoli e frequentare mercati, mangiare nelle trattorie di quartiere, salutare nel dialetto locale, salire a bordo di una Lambretta o di una Fiat 500.

O se volete, più semplicemente, godersi la vita.