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Lifestyle: San Valentino e l’amore è nell’aria

San Valentino è alle porte e tutti gli innamorati si preparano a festeggiarlo al meglio. Ma qual è l’origine di questa romantica festa?

La tradizione di San Valentino come protettore degli innamorati ha origini molto antiche, risale, infatti,  all’epoca romana, più precisamente al 496 d.C., quando l’allora papa Gelasio I dedicò il 14 febbraio al santo e martire Valentino, presumibilmente anche con lo scopo di cristianizzare la festività romana dei lupercalia. Questi riti si celebravano il 15 febbraio e prevedevano festeggiamenti sfrenati apertamente in contrasto con la morale e l’idea di amore dei cristiani. Per celebrare la nuova festa dell’amore, il Papa decise di spostarla al giorno precedente facendo sì che San Valentino diventasse, in un certo qual modo, protettore di tutti gli innamorati.

Una delle tesi più note è che l’interpretazione di san Valentino come festa degli innamorati si debba ricondurre al circolo di Geoffrey Chaucer, che nel Parlamento degli Uccelli associa la ricorrenza al

In realtà il merito moderno di aver consacrato San Valentino come santo patrono dell’amore è da ricondurre a Geoffrey Chaucer, l’autore dei Racconti di Canterbury che alla fine del 1300 scrisse, in onore del fidanzamento di Riccardo II d’Inghilterra con Anna di Boemia, The Parliament of Fowls, (Il Parlamento degli Uccelli) nel quale vi è un parallelismo fra Cupido a San Valentino che così diviene il tramite ultraterreno della dimensione dell’Amore cortese.

Inoltre, uno dei tratti più specifici della festa di san Valentino è lo scambio di valentine, termine che fa riferimento a dei bigliettini d’amore scritti da Carlo duca d’Orleans nel XV secolo durante la sua prigionia nella torre di Londra. Il risvolto commerciale della festa è della metà dell’Ottocento e arriva dagli Stati Uniti: è da qui che ‘Valentine‘ diventa business.

Un viaggio dell’amore lungo secoli che giunge sino a noi un po’ commercializzato ma pur sempre con un intento nobile di base: festeggiare chi si ama.

Gerardo Soglia

Lifestyle/ Essere italiano, questione di stile

Essere italiani non è solo una questione di natività, non né solo un appartenenza diatopica o nazionale; essere italiani è un vero e proprio viaggio attraverso un modo di vivere e mostrarsi al mondo che abbraccia tutti i campi del quotidie, dalla moda allo stile di vita, dalla cucina alla gestualità, in un pot-pourri di esperienze unite dal filo della cultura italiana.

 Italia è, innanzitutto, sinonimo di fascino ed eleganza. In tutto il mondo gli italiani sono famosi per quel certo non so che, anche quando sono vestiti con semplicità, si riesce a distinguerli. Si chiama stile e per l’italiano è davvero una cosa seria, tanto da essere apprezzato e imitato in tutto il globo.

Non so dirvi quando nasca la naturale tendenza al buon gusto in una persona, ma per un italiano sembra davvero essere connaturato geneticamente. Forse perché noi italiani diamo per scontato lo stile, perché cresciamo circondati da buoni esempi di design, e quindi il processo di formazione interno del nostro gusto subisce un rapido innalzamento, fin dall’età giovanile. Lo stile è dettaglio; ecco perché ricerca, sperimentazione e audacia hanno fatto grande il nome dell’Italia nel mondo; ed ecco perché nella globalizzazione, trovano spazio e affermazione prodotti artigianali, studi creativi, laboratori artistici e blog tematici dove esprimere la propria individualità e che cadono sotto il nome, rinomato e plagiato, di made in Italy. E, come spesso accade quando si parla di made in Italy, la moda e la cucina non sono soltanto un settore di business, ma si traducono in cultura, storia ed in uno stile di vita che ha tutto il sapore dell’Italia più bella. Un patrimonio culturale fatto di storia e creatività, vero tratto distintivo e proptotipico del popolo italiano al quale va la affidata la proprietà intellettuale dello stile. C’è da andarne veramente fieri…

Be italian!

Gerardo Soglia

Lifestyle/ L’Epifania, origine e significato

L’Epifania, o Befana chiude le festività natalizie e segna l’inizio del Carnevale. Questa particolare ricorrenza ha origini antiche  e lo intuiamo anche dall’etimologia del termine che deriva dal greco antico, più particolarmente dal verbo ἐπιφαίνω, epifàino (che significa “mi rendo manifesto”), derivazione del sostantivo femminile ἐπιφάνεια, epifàneia (manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina). La manifestazione di cui si parla, però, affonda le sue radici anche in rituali pagani e precristiani. Per questo motivo si tratta di una festività particolarmente complessa che reca con sé il carattere dei luoghi in cui viene festeggiata.

Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura che, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come per poi rinascere dalle ceneri come una Natura nuova ma, prima di bruciare passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l’anno successivo.

La festività, poi, con il sopraggiungere del cattolicesimo, si è fatta foriera di un nuovo significato, da sommarsi a quello già descritto. È in questo giorno che si commemora la visita dei re Magi a Gesù bambino a Betlemme i quali grazie all’apparizione della stella cometa, riuscirono a giungere alla grotta che ospitava il figlio di Maria e Giuseppe. Per festeggiare il lieto evento, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre (i nomi dei Magi) omaggiarono il nascituro con oro, incenso e mirra.

Questa ricorrenza dei doni è sopravvissuta sino a noi e questa dolce vecchina stanotte sarà a lavoro per portare doni e  dolci, nella famosa calza, soprattutto ai bimbi bravi. Per quelli meno bravi, invece, solo carbone… ovviamente di zucchero!

E voi siete stati buoni?

 Gerardo Soglia

Lifestyle/ Capodanno in Italia, cosa dice la tradizione.

Il 2016 sta volgendo al termine e bisogna prepararsi al meglio per inaugurare nel migliore dei modi il 2017. Dopo le piacevoli “abbuffate” natalizie, si riparte con i preparativi per il grande cenone di fine anno più ricco e sontuoso che mai mettendo al bando ogni tipo di dieta. Ma il Capodanno in Italia non è solo buon cibo, ma anche e soprattutto tradizione e “rito” che si basa su una serie di usanze che hanno l’obiettivo di assicurarsi l’abbondanza, il benessere e la felicità per l’intero anno.

Ecco quindi una raccolta delle più celebri e particolari tradizioni italiane riguardanti il Capodanno. Buona lettura (e fortuna!):

Lenticchie e cotechino: Mangiare le lenticchie a mezzanotte dell’ultimo dell’anno porta indubbiamente fortuna. È un’usanza che ha origini diverse a seconda di chi la racconta. Secondo alcuni questi legumi sono sinonimo e simbolo di lunga vita; per altri, invece, le lenticchie ricordano le antiche monete d’oro: infatti è usanza regalare un portamonete pieno di lenticchie con l’auspicio che queste si trasformino in monete di metallo prezioso, oppure di mangiarle magari accompagnate da un buon cotechino.

Botti e fuochi d’artificio: Pare che gli spiriti maligni abbiano una certa riluttanza per i rumori forti. È  per questo che a Capodanno è tradizione sparare fuochi d’artificio, ma soprattutto petardi che hanno l’intento di spaventare diavoli e diavoletti e allontanare malocchi vari.

Lancio dei cocci: Una delle tradizioni più antiche e particolari è quella di spaccare a terra dei cocci (piatti, bicchieri, vassoi) a mezzanotte come rito di eliminazione del male, fisico e morale, accumulatosi nell’anno trascorso.

Strenne: Già gli antichi romani avevano il rito delle Strenne, che chiamavano streniarum commercium. Durante la notte di Capodanno, gruppi di giovani vanno per le strade a cantare la “strenna”, con gli auguri di un felice anno nuovo e la richiesta di doni. Ricevere molti regali, accumulerà l’abbondanza per tutto l’anno.

Bacio sotto il vischio: Il vischio è da sempre la pianta degli Dei. Per i Druidi, il vischio era la manifestazione in terra delle divinità perché con i suoi poteri poteva essere sia curativo che un veleno mortale. Anche gli anglosassoni associavano la pianta alla dea Freya, sposa di Odino, protettrice degli innamorati. Il bacio sotto il vischio allo scoccare della mezzanotte è, quindi, una tradizione antica fautrice d’amore e di fertilità.

Biancheria rossa: Non è chiaro da dove arrivi questa tradizione ma giusto per fare un po’ di storia possiamo dire che già gli antichi Romani usavano abbigliamenti (anche intimi) rossi a Capodanno come tentativo per allontanare la paura dal sangue e dalla guerra. Nella Cina degli imperatori a Capodanno lunghi striscioni di carta rossa venivano appesi alle pareti delle case, per augurare matrimoni e fertilità. Ai giorni nostri per far sì che questa usanza si realizzi è doveroso, innanzitutto, che la biancheria sia regalata e che, il giorno dopo venga gettata via.

Mangiare uva: mangiare l’uva è una tradizione, che seppur molto antica, ha ripreso vigore negli ultimi anni grazie al Capodanno spagnolo che prevede di fare il conto alla rovescia, in attesa dell’anno nuovo, ingoiando un chicco d’uva al secondo per un totale di 12 chicchi che simboleggiano i 12 mesi dell’anno. Ed ancora, la tradizione prevede di intingersi il dito in un bicchiere di spumante, rigorosamente italiano, e di passarlo dietro al nostro orecchio o quello della persona a cui vogliamo augurare fortuna durante l’anno nuovo.

Finestre e porte aperte: Una tradizione tipica delle zone della Russia, ma che ritroviamo anche nella nostra cultura popolare è quella di aprire due finestre e la porta di casa allo scoccare della mezzanotte. Aprire le finestre crea una corrente d’aria che spazza via gli spiriti maligni, mentre la porta aperta serve a far entrare gli spiriti buoni.

Ma le tradizioni di Capodanno non si esauriscono con la mezzanotte. Il primo gennaio fate attenzione alla prima persona che incontrate per strada: se un anziano o un gobbo è sinonimo di fortuna e vita lunga, se è un bambino o un prete porta grande sfortuna per l’anno appena iniziato.

Ma più di ogni altra cosa, ricordate di iniziare l’anno con un gran sorriso!

Auguri.

Gerardo Soglia

Lifestyle/ Capodanno

In arrivo il 2017… Che sia un anno pieno di soddisfazioni e soprattutto di sorrisi…

Buon anno a tutti voi!

Gerardo Soglia

Lifestyle/ Buon Natale

Natale, il momento più magico e speciale per rinnovare il nostro affetto a tutti coloro che hanno incrociato il nostro cammino…

Auguri di cuore.

Gerardo Soglia

Lifestyle/ l’Immacolata

Oggi è l’8 dicembre e nei paesi cattolici si celebra la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Questa data rappresenta un vero e proprio dogma cattolico, sancendo, di fatto, l’immunità di Maria dal peccato originale: per la chiesa Cattolica infatti ogni essere umano nasce con il peccato originale e solo la Madre di Cristo ne fu esente; in vista della venuta e della missione sulla Terra del Messia, a Dio dunque piacque che la Vergine dovesse essere la dimora senza peccato per custodire in grembo in modo degno e perfetto il Figlio divino fattosi uomo.

Nella devozione cattolica l’Immacolata è, anche, collegata con le apparizioni di Lourdes (1858) e iconograficamente con le precedenti apparizioni di Rue du Bac a Parigi (1830).

La festa dell’Immacolata Concezione è particolarmente sentita in Italia, ed in particolare nel Sud della Penisola, in quanto l’Immacolata era la santa protettrice del Regno delle Due Sicilie; si festeggia soprattutto con celebrazioni ecclesiastiche, spesso solenni, durante le quali i credenti pregano ed omaggiano i simulacri della Madonna.

Un giorno che ha radici nella religione e  nella devozione ma che non lesina il giusto accompagnamento con la consueta tradizione culinaria; difatti già la vigilia dell’Immacolata vuole che ci si astenga dalla carne, consumando per lo più piatti a base di pesce, ma la cui presenza si fa sentire di prepotenza l’8 stesso, con pasti abbondanti e ricchi in onore di una ricorrenza unica nel suo genere.

Gerardo Soglia

Lifestyle/ è l’ora dell’happy hour… tutto italiano!

L’happy hour, letteralmente l’ora felice, a differenza dell’aperitivo che è un propedeutico della cena, segnala la fine del lavoro e l’inizio dello svago in compagnia di amici, di un buon bicchiere e di un ricco buffet (sostitutivo della cena).

La “mania” dell’happy hour nasce quando, soprattutto in quel di Torino e di Milano, alcuni locali hanno la brillante idea di offrire delle promozioni al termine della giornata lavorativa; dalle 18 fino alla seconda serata, questo “aperitivo prolungato” si fonda sul piacere e sulla socialità in senso stretto.

Oggi in tutta la Penisola, infatti, sono sempre più numerosi i locali e i lounge bar che dalle 19.00 in poi preparano ricchissimi buffet abbinati a Spritz, Prosecco & Co. Il tutto a un costo decisamente abbordabile, che di solito non supera i dieci euro!

A differenza dei Paesi stranieri, la filosofia italiana punta sulla qualità dell’alcolico senza però rinunciare all’accompagnamento di stuzzichini, finger food e piccole prelibatezze che solleticano il palato; al posto o accanto a qualche salatino, olive o arachidi ecco, dunque, dare il benvenuto a pietanze ricercate, piatti etnici, ricette veg, sushi e sashimi sapientemente rivisitati ed accompagnati da cibi tipici della tradizione culinaria italiana, attraverso una ricerca del gusto che suggerisce una soddisfazione a 360°.

Ma quali sono le bevande più scelte dal popolo italiano? Presto detto!

Al primo posto (e c’era da aspettarselo) i nostri beneamati vini: rossi, bianchi o rosè, l’italiano purosangue non rinuncia alla sua tradizione mediterranea, prediligendo questa divina bevanda anche per omaggiare l’happy hour. Seguono gli aperitivi più diffusi, come bitter e seltz che solleticano le papille gustative ed esaltano i successivi sapori della cena. Medaglia di bronzo per i sempreverdi vermouth in versione dry o dolce, a seconda delle preferenze, perfetti per coloro che desiderano un sapore persistente al palato. Fanalino di coda per cocktail, birre e analcolici: meno diffusi dei precedenti, assolvono al rito ma non a particolari predisposizioni di gusto.

L’aspetto importante, comunque, è che per un vero happy hour in perfetto italian style, l’attenzione ricada, principalmente sul piacere di stare insieme e chiacchierare (magari gesticolando!) abbandonandosi alla sapiente tradizione italiana della cucina e del saper bere!

Happy hour a tutti!

Gerardo Soglia

Agenda politica/ Luci d’artista a Salerno: interessi dei residenti e domanda turistica.

Mancano pochi giorni all’inaugurazione della manifestazione Luci d’artista a Salerno. Si tratta dell’undicesimo anno in cui viene proposto questo evento. Fermo restando l’indubbia bontà dell’iniziativa, ci sono a mio giudizio anche diverse ombre che fanno spesso passare in secondo piano gli elementi positivi legati ad essa. Tutte le ombre riguardano un’unica questione, l’organizzazione. E questo fa porre dei seri dubbi sul fatto che Salerno sia realmente una città turistica. Dopo undici anni che si organizza una stessa tipologia di evento, la macchina dovrebbe essere così ampiamente rodata che non dovrebbe esserci nessun intralcio. Invece, puntualmente non è così. Fino ad oggi il piano mobilità ha fatto acqua da tutte le parti, come dimostrano gli ingorghi da guinness dei primati che si sono registrati puntualmente ogni fine settimana. E non penso che quest’anno sarà diverso, dato che non è stato apportato nessun accorgimento. I residenti assisteranno impotenti ad una città ostaggio dei visitatori e l’Amministrazione dovrà gestire le solite lamentele. Eppure basterebbe davvero poco. Ad esempio, la congestione del centro potrebbe essere evitata limitando il passaggio ai soli residenti, come già è stato sperimentato per altre manifestazioni. I visitatori potrebbero fermarsi nei parcheggi pubblici periferici ed arrivare in città. Da qui l’importanza di un serio potenziamento del trasporto pubblico su gomma e non quello promosso negli altri anni. Un ulteriore rimedio potrebbe essere quello di distribuire l’evento su più aree della città. Non c’è nessun obbligo a concentrare tutto nella zona della city. Ci sono tanti altri spazi da poter sfruttare a cominciare dal parco Pinocchio per terminare con il parco del Mercatello. Inoltre, per evitare che tutte le visite si concentrino nel solo fine settimana, non basta proporre degli sconti ai bus turistici che arrivano dal lunedì al giovedì. Si potrebbero  creare degli eventi particolari da tenere esclusivamente nel corso della settimana. Insomma, le soluzioni possono essere davvero tante e conviene adottarle al più presto se vogliamo essere davvero una città turistica e soprattutto se vogliamo coniugare questo con la giusta richiesta di vivibilità dei residenti.

Gerardo Soglia

Lifestyle/Le “vasche” della domenica… quando passeggiare in città diventa uno stile

Oggi vi propongo una breve ma interessante parentesi alla scoperta del significato di una fra le frasi idiomatiche più in voga e più resistenti all’usura del tempo fra noi italiani:

“fare le vasche”

espressione tipica pistoiese che indica passeggiare per il centro della città, letteralmente ispirata alla terminologia sportiva natatoria, dove, per l’appunto, il termine sta ad indicare il “percorso” che fa un nuotatore che va da una sponda all’altra della piscina tocca e torna indietro.

Proprio da questo significato prende spunto la frase di oggi “fare o farsi una vasca” che di solito viene utilizzata dai più giovani per indicare una passeggiata per il corso della città o per una via principale. Le prime attestazioni del termine risalgono, presumibilmente, agli anni ’60, periodo che stava ad indicare, in Italia come nel resto del mondo, la vera e propria rinascita dell’umanità, devastata dai conflitti mondiali. Sono gli anni della spensieratezza, del boom economico e della frivolezza e le “vasche” per l’appunto, erano la modalità preferita di un popolo che ha fatto della mondanità una mitizzazione che gli è valsa la corona di stile ed eleganza nel mondo.

Una vera e propria liturgia del relax che ha cavalcato i decenni e che, con le dovute modifiche apportate dallo scorrere del tempo, è giunta sino ai giorni nostri, a simbolo imperituro di una vera e propria passerella a cielo aperto nella quale regnano svago, shopping e, ovviamente, stile… italiano!

Gerardo Soglia