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Design/ Olivetti, la soluzione ai tuoi sogni

Il gruppo Olivetti è un marchio storico dell’industria italiana e una realtà oggi protagonista dell’evoluzione digitale.

Olivetti nesce nel 1908 da un’idea del suo fondatore Camillo Olivetti che intuì la svolta tecnologica verso la quale il mondo occidentale stava indirizzandosi, dando vita alla prima industria italiana di macchine da scrivere. L’azienda diviene in poco tempo una delle più importanti al mondo nel campo delle macchine per scrivere, da calcolo e dell’elettronica. Tra i suoi primati più significativi vi sono l’Elea 9003 e la Programma 101: l’Elea può essere considerato il primo calcolatore completamente a transistor; la seconda è stata il primo calcolatore personale da cui sono derivati gli attuali personal computer (PC).  Fin dagli inizi l’Olivetti si distingue per l’attenzione alla tecnologia e all’innovazione, la cura del design, la presenza internazionale, la sensibilità verso gli aspetti sociali del lavoro.

Conquistate posizioni di leadership mondiale nei prodotti meccanici per ufficio, già negli anni ’50 l’Olivetti investe nella tecnologia elettronica con importanti risultati. Nel 1978 esce la prima macchina per scrivere elettronica a livello mondiale e nel 1982 il primo PC professionale europeo. Negli anni ’80, sostenuto da una vasta rete di accordi e alleanze, accelera lo sviluppo nell’informatica e nei sistemi. Questi caratteri sono impressi dal fondatore Camillo Olivetti e dal figlio Adriano, che trasforma l’azienda familiare in un moderno gruppo industriale.

La società da tempo attiva nel settore dei prodotti e soluzioni per l’information technology si propone oggi come vero e proprio polo digitale di Tim. Grazie al know how nei settori Machine to Machine, Internet of Things, Cloud Computing e multicanalità evoluta, Olivetti ha oggi un posizionamento distintivo di competenze nell’ambito dell’innovazione digitale. A tutt’oggi l’azienda mantiene viva la tradizione di qualità e innovazione della Società, operando sul mercato come solution provider che integra prodotti innovativi con servizi evoluti in grado di automatizzare processi e attività aziendali.

Un vero marchio italiano che ha saputo combinare alla perfezione i concetti di tecnologia con i valori dell’italian design.

Gerardo Soglia

Design/ D&G ed è subito moda

Dolce & Gabbana è una casa di moda italiana fondata nel 1985 dagli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana a Legnano (MI). Domenico Dolce & Stefano Gabbana hanno fatto dei loro cognomi un marchio conosciuto in tutto il mondo, facilmente riconoscibile per il suo glamour e la sua grande versatilità. Due stilisti che hanno saputo fare della loro italianità un vero e proprio vessillo, abbagliando il mondo con il loro stile sensuale e unico.

Il primo incontro tra i due avviene per telefono, quando Dolce chiama l’azienda di moda per cui Gabbana stava lavorando, in cerca di lavoro. Dopo essere stato assunto dalla ditta, Gabbana prende Dolce sotto le proprie ali e da lì prese vita la loro intensa e fruttifera collaborazione che, nel corso degli anni, li avrebbe portati nell’Olimpo della moda.

Non è facile circoscrivere in una definizione l’universo Dolce & Gabbana. Una galassia fatta di percezioni, tradizioni, cultura, mediterraneità in uno stile elegantemente italiano amato in tutto il mondo tanto da fare di Dolce e Gabbana gli stilisti adorati dalle star di Hollywood, che ne hanno fatto i loro beniamini; due stilisti che vestono tutte le rock star del momento, che li hanno eletti leader indiscussi (Madonna, Monica Bellucci, Isabella Rossellini, Kylie Minogue, Angelina Jolie giusto per fare qualche nome) proprio perché riescono ad incarnare alla perfezione l’universo infinito e speciale dell’essere donna.

La donna Dolce & Gabbana è una donna forte, che si piace e sa di piacere. Una donna cosmopolita, che ha girato il mondo ma non dimentica le sue radici. Una donna che indossa indifferentemente guêpière estremamente sexy o reggiseni in vista sotto capi trasparenti, contrapponendoli a maschilissimi gessati con tanto di cravatta e camicia bianca o alla canottiera da uomo, ma portando sempre tacchi altissimi che le danno comunque un’andatura estremamente femminile e sexy. Ama la maschilissima coppola portata dalla Sicilia e il rosario della prima comunione, che porta come collana. Una donna che può essere indifferentemente manager, moglie, semplice e complessa al tempo stesso.

Gerardo Soglia

Design/ I divani Chateau d’ax, accomodatevi in Italia

Sebbene il nome potrebbe indurre in inganno sulla reale natività del brand, Chateau d’Ax è italianissima al 100%. Un marchio che da oltre sessant’anni rappresenta una garanzia per ciò che attiene l’arredamento domestico ed in particolar modo nella produzione e commercializzazione di imbottiti.

La paternità del brand spetta a Bruno Colombo che, nel cuore della Brianza, decise di dar vita a Chateau d’Ax, trasformando in concretizzazione le idee fondanti del made in Italy e cioè: nucleo familiare, dedizione al lavoro, rigore esecutivo, collaborazione, artigianalità, sensibilità alla qualità ed umiltà nel servizio, per ottenere un prodotto che non solo riscuote consenso ma che diviene rappresentativo di un concetto che intrinsecamente racchiude funzionalità con stile. È questa la genesi del prodotto a marchio Chateau d’Ax che, in quasi mezzo non ha mai abbandonato questo concetto che gli ha permesso di crescere fino a diventare tra le leader di questo settore; Chateau d’Ax è il brand della modernità abitativa declinabile nelle più attuali dimensioni del gusto personale ad un costo sempre accessibile e dal gusto mai banale.

Un gusto che si propone l’ambizioso progetto di arredare la casa a 360 gradi che, riprendendo le parole di Fabio Corsini, general manager Italia della società:

« Significa dare vita alla nostra passione per la realizzazione dell’arredo completo delle più belle case del mondo».

Accomodatevi in Italia!

Gerardo Soglia

Design/ Bauli l’arte di festeggiare il Natale con gusto

Il Natale è l’emblema del concetto di tradizione, una tradizione che abbraccia e coinvolge ogni aspetto di questo magico periodo senza tralasciare, ovviamente, quello culinario. Oggi approfondiremo uno dei simboli della cultura dolciaria italiana tipica del periodo natalizio: il pandoro di Verona, egregiamente rappresentato dall’azienda leader mondiale del settore: la Bauli.

Quella di Bauli è una storia che inizia nel 1922, quando Ruggero Bauli torna dalla Grande Guerra nella sua terra natia, Verona. Ma i tempi sono difficili, e Ruggero decide di spostarsi dall’altra parte del mondo, in Argentina. Dopo essere scampato a un naufragio, trova impiego presso la pasticceria “Paris” di Buenos Aires, diventando, in breve tempo, capo di 40 pasticceri. Nel 1936, Ruggero ritorna in patria e fonda una pasticceria artigianale che porta il suo nome, che si rende protagonista di una grande, incessante crescita capace di resistere a un nuovo conflitto mondiale e che porta Bauli a diventare un brand leader in tutto il mondo.

Oggi, i segreti della sua arte sono portati avanti dai pasticceri Bauli, che spinti dalla passione per il loro lavoro, sono ispirati a creare dolci bontà sempre nuove, farcite e ricoperte da golosità irresistibili, adatte a ogni gusto.

Solo dalla più antica esperienza Bauli, fatta di cuore, tradizione e di un’accurata lievitazione naturale nasce il segreto del Pandoro di Verona, un vero classico del Natale che unisce le famiglie con il suo abbraccio d’inimitabile dolcezza. Ma anche di sperimentazione, di rinnovamento e di gusti sempre nuovi, per dare un sapore diverso e speciale alle giornate di festa.

Bauli nobilita l’antica ricetta grazie alla scelta dei migliori ingredienti, un pizzico di inventiva, e l’utilizzo di metodi di produzione antichi ma sempre attuali come, appunto, la lievitazione naturale. Ecco il segreto per raggiungere l’eccellente equilibrio tra bellezza e bontà.

In una dolcezza che si fa emozione, Bauli riesce negli anni a riprodurre il gusto inconfondibile e magico del Natale, in un profumo che trasporta ognuno di noi in un meraviglioso clima di festa. Quello che, non appena lo senti, non può far altro che farti pensare:

anche quest’anno è arrivato il Natale.

Gerardo Soglia

 

Design/ l’arte della pasta: Barilla
La sfida più appassionante della nostra impresa è la capacità di migliorare continuamente in tutte le attività che svolgiamo. La posta in gioco è la sostenibilità della nostra crescita, il nostro futuro, il futuro dei nostri figli
Guido, Luca e Paolo Barilla

L’alimento più amato dagli italiani, nonché il più identificativo del popolo tricolore è, a senza ombra di dubbio, la pasta, amata in modo plebiscitario da ogni italiano che si rispetti!

La pasta rappresenta, infatti, ancora il momento di convivialità e socialità per eccellenza ed è consumata non solo fra le quattro mura domestiche ma anche fuori. Un piatto di pasta buona è un piacere da gustare ogni giorno. Per questo oggi ho deciso di dedicare il nostro appuntamento settimanale all’azienda italiana leader nel mondo nel settore alimentare: Barilla.

Dal 1877 Barilla è l’azienda italiana e familiare che interpreta l’alimentazione come un momento unificante di gioia, ricco di gusto, affetto e condivisione. L’azienda fu fondata nel 1877 da Pietro Barilla che, discendente da una famiglia di panettieri documentata a partire dal 1576, aprì a Parma un forno per la cottura del pane ed un piccolo laboratorio per la lavorazione della pasta. Da quel momento l’azienda, mantenendo salda la rotta verso l’esaltazione del modello alimentare italiano che combina ingredienti di qualità superiore e ricette semplici, si è dimostrata eccelsa portatrice dei valori culturali e alimentari tipici di una corretta e attenta dieta mediterranea, da sempre la migliore per il benessere del corpo.

Elemento caratteristico del marchio è il suo logotipo, rappresentante un uovo sodo aperto per metà, segno di abbondanza e di vita, al cui centro campeggia la scritta Barilla, punto focale della comunicazione e del senso di appartenenza che mira ad offrire una gamma di prodotti gustosi e sicuri attraverso la spinta al benessere delle persone e delle comunità in cui opera.

Una ricchissima varietà di formati di pasta per soddisfare tutti i gusti e tutti i condimenti, nati dall’esperienza Barilla per portare in tavola piatti sempre nuovi. Non vi resta che mangiare!

Gerardo Soglia

Design/ Elogio dell’eleganza: Giorgio Armani

Quando classe ed eleganza in perfetto italian style incontrano rigore minimale e forme sinuose siamo di fronte alla quintessenza della bellezza firmata Giorgio Armani, guru indiscusso della moda.

Nato a Piacenza l’11 luglio del 1934, Giorgio Armani ha fatto della sobrietà e del gusto il suo marchio di fabbrica per un successo planetario.

Abbandonati gli studi in Medicina, nei primi anni ’60 intuisce brillantemente che la sua strada professionale passa inevitabilmente attraverso il campo della moda e muove i suoi primi, ma vincenti, passi a la Rinascente a Milano (vera fucina di talenti) dove lavora come merchandiser. Dopo alcune esperienze da freelance, Armani dà vita nel 1975, assieme a Sergio Galeotti, alla società Giorgio Armani S.p.A., con una linea maschile e una femminile, ready-to-wear. Inizia, con una collezione prêt-à-porter la grande ascesa dello stilista del che viene acclamata con ammirazione già a livello europeo.

Da quel momento a seguire la firma Armani diventa sinonimo di eleganza, innovazione, sobrietà e classe; la produzione di Armani spazia, infatti, fra abiti di ogni genere, sebbene il suo elemento di punta è la giacca: sarà lui a rivisitare sulla donna l’abbigliamento maschile più classico. Smonta e ricrea il capo, elimina le tele di sostegno interne e l’imbottitura, sposta i bottoni, modifica le spalline; la sua dress revolution collima con un periodo storico in cui la donna in carriera rivendica la propria emancipata femminilità, uno stile pregno di rimandi dal maschile al femminile e viceversa. In questo gioco dei ruoli una sempre costante conferma: la bellezza delle linee. La sua voglia di stupire ma con classe passa anche attraverso la sapiente scelta di colori. Da moderno Picasso, attraversa vari periodi cromaticamente preferenziali, dando vita al suo colore identificativo e meglio riconosciuto: il blu Armani. Ma fa di più. Giorgio i n un impeto creativo dà vita ad nuova palette di colori abbinata a preziosi tessuti. Una fusione tra nuances neutre come il beige, cipria, marrone, grigio e il sabbia che diviene il celebre greige.

Nel corso dei decenni mutano l’abbinamento dei capi, la ricostruzione delle forme e i volumi ma lo stile Armani si consolida con interpretazioni avveniristiche, fluttuando meravigliosamente tra rigore e dolcezza. Un duraturo successo, quello di Giorgio Armani, che lo inserisce, per investitura divina, nell’Olimpo della moda.

Gerardo Soglia

Design/Scavolini e le cucine…

Scavolini, la regina delle cucine, nonché la più amata dagli italiani, rappresenta il non plus ultra di innovazione, accoglienza, funzionalità e stile in quanto a cucine, esportando nel  mondo il gusto del made in Italy e la passione per il cucinare in un ambiente familiare, strutturato e di stile.

Scavolini produce cucine da oltre 50 anni. Una lunghissima esperienza maturata nel tempo insieme ai gusti e alle tendenze di quasi tre generazioni di consumatori. Da attività artigianale si è trasformata in realtà industriale, percorrendo con tenacia e determinazione tutte le tappe della sua costruzione aziendale nel pieno rispetto del pubblico, e in sintonia con le esigenze del territorio in cui si trova ad operare.

Con impegno, dedizione e cura dei dettagli Valter ed Elvino Scavolini esordiscono con la loro prima (piccola) produzione artigianale di cucine componibili nel 1961 e immediatamente scatta il successo. In un crescendo di iniziative l’Azienda, mantenendo saldamente il timone sulla rotta dell’innovazione e del gusto, è diventata un esempio eclatante di uno sviluppo produttivo ed ingegnoso da seguire e ammirare. Con un occhio strizzato alle variazione dei gusti del mercato ed  un altro proteso sulle innovazioni tecnologiche, Scavolini è il leader indiscusso di uno dei settori di design, più amati dagli italiani, proprio perché rappresentativo della nostra cara e sana passione per il buon cibo.

Scegliere una cucina Scavolini significa affidarsi a funzionalità, sicurezza, ergonomia, materiali di altissima qualità e design all’avanguardia. Significa, parafrasando una delle metafore cara all’Azienda, cucirsi addosso l’abito perfetto e che dura tutta la vita.

Scavolini, un amore che dura per sempre!

Gerardo Soglia

Design/ Ferrero e la Nutella

Non poteva mancare, nella rassegna dei marchi italiani più famosi al mondo, un omaggio alla regina dei golosi: sua maestà la Nutella!

Nata come rimedio alla scarsità di cibo dopo la seconda guerra mondiale, quella della Nutella è una storia avvincente dove amore e passione si legano ad una sapiente incentivazione delle materie prime piemontesi (suo luogo di nascita) per dar vita ad un prodotto dall’indiscussa bontà e dalla capacità di regalare un sorriso ogni qualvolta la si assapora!

Fu Pietro Ferrero, pasticcere piemontese, ad avere l’idea di creare una pasta dolce con gianduia, zucchero e cacao, dandole forma di panetto e battezzandola “Giandujot”, dal nome di una celebre maschera del carnevale torinese. Era il 14 maggio 1946 e nasceva, così, la ditta Ferrero.

La deliziosa pasta “Giandujot” viene trasformata in un nuovo prodotto: una crema spalmabile chiamata SuperCrema. Nasce così l’antenata della famosa Nutella.

Nel 1963, Michele Ferrero, figlio di Pietro, decide di rinnovare la Supercrema, con l’intenzione di commercializzarla in tutta Europa. La composizione viene modificata, a dimostrazione dell’estro creativo di Michele, così come l’etichetta e il nome: adagiata comodamente in vasetti di vetro, viene data alla luce la Nutella, nome derivato per fusione della parola inglese “nut” (nocciola) con il suffisso italiano -ella (che richiama, eufonicamente, qualcosa di dolce  e piacevole).

Il prodotto ebbe successo istantaneo, sia in Italia, sia all’estero (prima Germania e poi Francia), fino ad avvolgere con il suo gusto ineguagliabile, i palati di tutto il globo! E a tutt’oggi Nutella è, meritatamente, il peccato di gola più dolce che esista!

« Che mondo sarebbe senza Nutella? »

Gerardo Soglia

Design/ Benetton: United Colors of Style

Nata come piccola azienda familiare, Benetton rappresenta oggi un’icona globale dell’abbigliamento casual e sportivo moda. Maestri nella maglieria dal 1955 in un progetto di moda e comunicazione che non ha mai smesso di sperimentare nuove tecniche, processi e materiali.

Il gruppo deve la sua notorietà, oltre che ai suoi prodotti, anche al suo stile di comunicazione, sempre innovativo e sopra le righe, grazie a Fabrica e agli “eversivi” e antirazziali scatti di Oliviero Toscani.

La prima fase della vita di Benetton e il suo cammino verso il successo planetario fu segnata da un’intuizione fondamentale: il restyling di un classico dell’abbigliamento, come il maglione di lana. Negli anni Sessanta, infatti, il maglione aveva una targettizzazione indirizzata ad un pubblico adulto, con prezzi alti e, cosa più “triste”, con una scarsissima varietà di colori. Così Luciano Benetton e sua sorella Giuliana decisero di renderli più informali ed allegri: nacquero i primi maglioni colorati, che riscossero subito un grande successo, perché rispondevano pienamente alle esigenze del mondo giovanile. Altra grande trovata geniale di Luciano fu quella del “tinto in capo”, una produzione di capi in tinta unita che venivano colorati a seconda delle esigenze della moda dopo la lavorazione grazie a un pre-trattamento particolare di cui Benetton possedeva il brevetto, in modo da essere più veloci nel riassortimento dei negozi. Questa intuizione catapultò la Benetton nell’Olimpo della moda prêt-à-porter. Dal maglione a tutta una linea d’abbigliamento il passo fu breve e, con l’aggiunta di Sisley e 012, il marchio Benetton è, ormai, sinonimo di libertà di espressione a  360°.

Un’esplosione di creatività dove il colore non è solo qualifica e attributo dei vestiti Benetton ma è soprattutto il leitmotiv di una filosofia aziendale che, da veri italiani, racchiude alla perfezione arte, design e gusto.

Libera la tua identità e colorati di Benetton!

Gerardo Soglia

Agenda politica/ Sulla Soglia della camera

Ho deciso di aprire questa rubrica parlando di un argomento a me, in qualità di imprenditore, molto caro: il sistema bancario. Partiamo da una parola “Fondo Atlante”. Cosa è? Si tratta di un fondo di investimento che ha due scopi: sostenere gli aumenti di capitale di alcune banche e acquistare crediti deteriorati. Ufficialmente è stato ideato da Quaestio Sgr con la Fondazione Cariplo, ma è innegabile che è stato agevolato dal Governo con il varo di norme ad hoc. Tutto questo per me puzza di aiuto pubblico e rappresenta una sorta di ritorno al passato. Ma soprattutto mi sembra molto tardivo. Le banche italiane sono ormai in difficoltà da diversi anni. I loro problemi sono noti: dirigenti un po’ antiquati, frequenti collusioni con la politica, ma soprattutto scelte imprudenti e sconsiderate da parte degli amministratori delle banche, che hanno prestato ad amici o alleati politici somme che difficilmente avrebbero potuto essere restituite. Tutto questo ha minato la solidità delle nostre banche. Il governo Renzi , quindi, sta andando verso una ricapitalizzazione di Stato. Un atteggiamento miope, quello del nostro Presidente del Consiglio, che ritiene di allettare gli investitori istituzionali con bei discorsi e belle parole illustrando loro come Atlante possa essere un investimento remunerativo, partendo dall’assunto che Atlante acquisirà dalle banche italiane i loro crediti deteriorati al prezzo del 40% del valore nominale. Ma oggi chi prova davvero a rivenderli sul mercato, ottiene tra il 10 e il 20 per cento del loro valore.  In più il Fondo Atlante ha immediatamente esaurito la dotazione iniziale di 5 miliardi di euro messi dal Governo italiano con la sottoscrizione degli aumenti di capitale di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, i cui aumenti di capitale sono stati degli autentici flop. Cosa potrebbe accadere se l’operazione di collocamento delle quote del Fondo Atlante dovesse fallire? Ad oggi dei 95 miliardi di euro preventivati di raccolta dagli investitori istituzionali, mi risulta che nessuno si è impegnato a seguire il governo in questa operazione. Quindi, cosa succederà al prossimo istituto bancario in difficoltà? Che il sistema si indebolisca ulteriormente, come sottolineato dall’agenzia di rating Fitch. Ed intanto ad essere in gioco sono anche i risparmi dei correntisti.

Gerardo Soglia